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Terremoto del 24-08-2016 tra Lazio e Marche

Terremoto del 24 agosto 2016 tra Lazio e Marche , 38 morti

Un terremoto di magnitudo 6 è stato registrato il 24 agosto del 2016 alle 3:36 con epicentro a 2 chilometri da Accumoli (Rieti) .  L’ipocentro è stato a soli 4 km di profondità.La seconda e la terza scossa sono state registrate alle 4:32 e 4:33. Le città maggiormente colpite sono Amatrice , Accumoli e Pescara del Tronto .

 
terremoto
 
Il centro più colpito è stato Amatrice dove il corso principale è devastato. “E’ un dramma. Il paese non c’è più”, ha detto il sindaco. L’ospedale è inagibile: feriti e barelle vengono curati in strada davanti al nosocomio. Le ambulanze stanno trasferendo i pazienti e i feriti a Rieti e in altre città. Una bambina di due anni non ancora compiuti è morta nell’ospedale di Ascoli. Il ponte chiamato “A tre occhi” è pericolante. A Montereale la gente è scesa in strada. Ad Amatrice si è recato immediatamente il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente in segno di solidarietà.

Amatrice all’alba (Video Rietilife in diretta – facebook)

Ad Accumoli i morti accertati sono 4 mentre almeno 8 sarebbero i dispersi . Sono 2.500 gli sfollati in questo centro, ha detto il sindaco di Accumoli Stefano Petrucci, precisando che circa 2.000 di essi sono villeggianti per la stagione estiva: “Cercheremo di assisterli tutti ma è meglio se lasceranno il paese”. “La ferita dell’Aquila è ancora fresca e temiamo di essere dimenticati…”, ha aggiunto il sindaco.

Danni a numerose abitazioni, che sono state evacuate, e ad alcuni beni monumentali tra cui la chiesa di S. Benedetto a Norcia, si segnalano in Umbria. Danni anche alle mura benedettine e crolli in alcune abitazioni a Castelluccio di Norcia. Per quanto riguarda la viabilità, al momento è interrotta la strada tra Borgo Cerreto e Norcia. Nessun danno ad Assisi per le Basiliche di San Francesco.

E’ stato mobilitato l’Esercito per far fronte all’emergenza. Una componente del 6/o reggimento Genio di Roma, con mezzi speciali, è partita verso le zone colpite dal sisma.

 


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Attentato terroristico a Parigi : 126 morti e 100 feriti (13-11-2015)

Attentato terroristico a Parigi

126 morti e 100 feriti (13-11-2015)

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Terrore senza precedenti a Parigi, decine di morti in una sala concerto e altre decine nelle strade tra esplosioni, kamikaze, sparatorie e una drammatica presa d’ostaggi in sei diversi attacchi nel cuore della capitale. Il procuratore di Parigi Francois Molins in nottata ha parlato di almeno 120 morti. Ma il bilancio, ha aggiunto, rischia di essere molto più grave. E alcuni media arrivano a parlare di oltre 150 vittime.

Una carneficina organizzata dall’Isis che ha rivendicato gli attacchi parlando di «11 settembre francese»: «La Francia manda i suoi aerei in Siria, bombarda uccidendo i bambini, oggi beve dalla stessa coppa», si legge sul canale “Dabiq France”, la rivista francese dello Stato islamico. Mentre altri messaggi jihadisti minacciano: dopo Parigi, ora «tocca a Roma, Londra e Washington».

Il papa ha definito l’evento come non umano mentre il presidente Francois Hollande ha dichiarato lo stato d’emergenza, chiuso le frontiere e annullato il suo viaggio in Turchia per il G20


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IRRATIONAL GAMES CHIUDE

IRRATIONAL GAMES CHIUDE – quale sarà il futuro di Bioshock? 

Irrational Games ha rilasciato l’ultimo DLC per BioShock Infinite. ma da allora?

“Quando Jon Chey, Rob Fermier e io abbiamo fondato Irrational Games, diciassette anni or sono, il nostro obiettivo era quello di creare mondi visivamente unici e popolarli di personaggi singolari. Abbiamo creato Rapture e Columbia, i Von Braun e i Rickenbacker, la Freedom Fortress e alcune delle basi più ‘cattive’ in cui una squadra SWAT abbia mai messo piede. Abbiamo creato Booker ed Elizabeth, i Big Daddy e le Little Sister, MidWive e ManBot. A quei tempi Irrational cresceva e acquisiva più successo di quanto potessimo immaginare quando eravamo uno studio di tre persone in un salotto a Cambridge. È stato il progetto che ha definito la mia vita professionale” qeusto il messaggio di Ken Levine

Dopotutto basta rigiocare a l’ultimo capitolo della saga per ritrovarsi dentro un’esperienza di gioco e narrativa maestosa e di grande introspezione psicologica che ti risucchia in un mondo utopistico di cui ci si innamora dopo pochi minuti di gioco.

“Diciassette anni sono un tempo molto lungo per qualsiasi lavoro, anche il migliore. E lavorare con un team incredibile come quello di Irrational Games per me è stato davvero il miglior lavoro possibile. Sono profondamente orgoglioso di ciò che siamo riusciti a fare insieme, della passione che ho messo nel realizzare un tipo di gioco diverso da ciò a cui eravamo abituati. Per far fronte alle prossime sfide, ho bisogno di concentrarmi su di un team più piccolo, con una struttura meno ampia e una relazione più diretta con i giocatori. Per molti versi sarà un ritorno alle origini: un piccolo team che crea giochi per i core gamer”.

“Grazie a Irrational e alla passione di 2K per lo sviluppo di videogame, e ai fan che ci hanno creduto, BioShock ha generato ricavi per oltre mezzo miliardo di dollari e ha guadagnato il proprio posto nell’immaginario dei videogiocatori. Passo a 2K le redini della nostra creazione, l’universo di BioShock, così che la nostra nuova avventura possa focalizzarsi interamente su produzioni rigiocabili dalla forte narrativa. Se saremo fortunati, costruiremo qualcosa di memorabile come è stato BioShock”.

Lo speriamo tutti.

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Bitcoin – la moneta P2P

Bitcoin – la moneta P2P

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Bitcoin è una moneta virtuale basata sul principio del P2P: tramite meccanismi appositi, gli utenti possono conservare il proprio denaro virtuale e scambiarselo da terminale a terminale, utilizzandolo come portatore di valore laddove la moneta è accettata. Una opportunità di guadagno, una nuova soluzione di pagamento ed un modo per svincolarsi dalle banche centrali: il valore del Bitcoin è volato alle stelle, però ha sollevato anche molti dubbi sull’affidabilità di un sistema tanto giovane ed innovativo. Per comprendere appieno la nuova moneta bisogna però conoscerne la natura, i motivi della volatilità, le dinamiche del mining, il funzionamento dei wallet ed altri dettagli fondamentali per non vedere andare in fumo i propri risparmi.

 

Un anno fa valeva 13 dollari, oggi più di mille. È servito ad acquistare droga sulla Silk Road, ma è anche conservato nelle casseforti della FBI. Non è regolato dalla banche, ma l’economia si interessa di lui. Si chiama Bitcoin: tutti ne parlano, alcuni lo usano, pochi si fidano e quasi nessuno ne ha mai visto uno.

Capire cosa sia il Bitcoin significa fare un lungo viaggio nel mondo della Rete, dalle zecche virtuali in cui viene prodotto fino ai confini geopolitici, dai marketplace più comuni ai luoghi più inesplorati del deep web, perché la moneta virtuale più famosa del mondo – che moneta, in senso classico, non è – viene controllata e scambiata interamente e solamente da computer e server sparsi per Internet. Anonimo perché crittato; e pubblico, totalmente trasparente al sistema: il Bitcoin è una contraddizione in termini, una entità che il mondo del Web può comprendere perché fortemente radicata sull’impronta del P2P e lo scambio di informazioni (o denaro) senza intermediari.

Bitcoin: le origini

Nel 2008 un programmatore sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto ha lanciato questa moneta virtuale (uscita ufficialmente il 3 gennaio 2009) basandosi su una intuizione: distribuirla come fosse una release, un software da installare in un certo numero di macchine perché poi, da lì, altri potessero operarvi da remoto. La creazione di valore di quello che era ed è semplicemente un lungo indirizzo che porta a questi miners è dato dal valore di scambio che ognuno è disposto ad attribuirgli rispetto a un bene concreto. Uno qualunque. Ovviamente, dopo le prime creazioni di Bitcoin gli scambi hanno costituito il valore via via crescente o decrescente secondo le logiche economiche elementari, con la differenza (non da poco) che, pur essendo in grado di essere convertito, è fuori dal controllo delle riserve monetarie mondiali.

Bitcoin, Miner e Wallet

Per capire come funziona il sistema Bitcoin occorre partire dalla comprensione di due elementi base: i “miner” e i “wallet”.

Per Miner si intende un calcolatore messo a disposizione del P2P di Bitcoin per l’operazione di verifica della correttezza di un’operazione. Agli albori del Bitcoin, bastava un modesto computer per poter svolgere questo ruolo, ma le potenze di calcolo necessarie sono sempre più alte (si parla di 5 quintilioni di operazioni al secondo, nel mondo) e si sono creati pool di professionisti che sono in grado di gestire e guadagnare da questo compito. È ancora possibile essere un miner singolo con un computer dotato di scheda e processore ASIC appositamente creati per il mining, ma i guadagni spesso non riescono neppure a coprire i costi del consumo elettrico per tenerli sempre accesi.

Per Wallet si intende il programma che permette di entrare nella rete Bitcoin. Il portafoglio contiene indirizzi e chiavi per effettuare le transazioni economiche, ad esempio spedire del denaro. Questo fa del wallet una banca personale per Bitcoin e può essere di diverso tipo: può essere installato sullo smartphone per piccoli pagamenti con QR Code, ad esempio ilBitcoinWallet per Android, può essere un servizio web oppure può essere un software, comeMultiBit, che offre pieno controllo del wallet offline, ma in questo caso backup e sicurezza del denaro sono piena responsabilità del possessore.

Bitcoin: come funziona

 

Per usare un Bitcoin è necessario avere una chiave di decrittazione, che si può ottenere nei cosiddetti wallet. I portafogli di chiavi sono alla base del Bitcoin e anche il passaggio più delicato. In questi frangenti, infatti, si possono intromettere informatici con scopi di furto, tanto che i wallet hanno creato dei nuovi servizi, i più apprezzati dagli utenti, che permettono di scambiare Bitcoin senza installare software sul proprio computer o device mobile e con diverse garanzie al proprietario (non sempre infallibili).

Gli indirizzi sono sequenze alfanumeriche della lunghezza di circa 30 caratteri. Ogni transazione viene archiviata in un apposito registro denominato “block chain”, utile a verificare che l’intera procedura sia andata a buon fine e che il valore transitato sia stato effettivamente posseduto prima e depositato poi.
Per poter spendere un Bitcoin è necessario avere una chiave personale che porta all’indirizzo presso il quale è possibile effettuare una transazione. Se qualcuno vuole spedire un Bitcoin o riceverlo, è necessario che chiave e indirizzo collimino. Ovviamente perché ci sia una compravendita bisogna che le due chiavi e i due indirizzi si conoscano. Il peer-to-peer, a questo punto, consente la transazione economica e la registra. Senza la semplificazione dei wallet, che usano questi numeri complessi al posto dell’utente, il network non si sarebbe mai sviluppato. Invece, con il Bitcoin (e soprattutto, considerando il suo valore, le unità più piccole, i satoshis) è possibile comprare un oggetto in un negozio puntando su un semplice QR Code, ordinare il pranzo online o fare una donazione, senza particolare sforzo.

Dove sono i Bitcoin

Per usare i Bitcoin bisogna avere un wallet. Ce ne sono diversi tra quelli web: uno molto famoso tra gli americani è blockchain.info, ma ci sono anche Coinbase e molti altri. Il wallet, che comunica in modo semplificato il complesso scambio crittografato del Bitcoin, serve per andare nei luoghi dove i Bitcoin sono effettivamente acquistabili. Questi luoghi in un certo senso sono banche: si apre un conto, si deposita, si usa il denaro. MT.Gox, Bitstamp, ognuno fa offerte diverse. La loro utilità risiede nel fatto che una volta acquisiti Bitcoin bisogna anche sapere dove trasferirli per averli a disposizione ed effettuare depositi e prelievi, oltre che conversione in denaro di carta.

Teoricamente, un buon modo di scambiarsi monete virtuali è farlo anche nel mondo fisico: basta copiare su un biglietto la propria chiave. Un modo decisamente nerd di usare i Bitcoin è fare del proprio pc un miner, che faccia girare l’open software del Bitcoin, ma i numeri dicono che è piuttosto faticoso, complesso e ormai poco remunerativo.

Evitare però la fine ingloriosa del povero James Howells, un sistemista inglese che ha buttato in discarica l’hard disk del suo computer salvo poi ricordarsi che quei pochi Bitcoin installati sul pc ora valgono 5 milioni di dollari. Perché è bene essere abbastanza saggi da spostare il proprio wallet da online a offline (il cosiddetto cold storage) magari su una pen drive disconnessa dalla Rete, ma se si è distratti allora è meglio lasciarlo gestire da siti terzi.

Cosa fare con i Bitcoin e dove spenderli

Coi Bitcon è potenzialmente possibile fare qualunque cosa: la moneta è infatti stata accettata da molti store online, dalle piattaforme di download musicale a quelle di gioco. Anche Zynga, gruppo creatore di Farmville, ha iniziato la sperimentazione di pagamento con monete virtuali e gli affari procedono a gonfie vele.

Anche coloro che non utilizzano i Bitcoin spesso aprono le porte a scambi con altre monete, meno famose ma più stabili, oppure lavorano per creare qualcosa di simile, come nel caso di Amazon. La stessa eBay – gruppo controllore di PayPal e fino ad oggi restìo a questo strumento di pagamento – starebbe pensando di consentire compravendite tra utenti che vogliano utilizzare questa o altre monete virtuali come Dogecoins e Coinyes. Essendo una trattativa privata, eBay si solleva da ogni responsabilità.

Per scoprire dove è possibile spendere i Bitcoin esistono diverse mappe collaborative, come BitcoinMaps, Bitcoin.travel, CoinMap.org: ci si accorgerà subito che il territorio italiano è povero di possibilità.

Bitcoin, tra entusiasmo e critiche

Con il raggiungimento di un’ampia popolarità a livello internazionale, i Bitcoin sono finiti alla sbarra. Molti osservatori della Rete si sono pronunciati per un verso o per l’altro su questo protagonista assoluto del P2P. Il noto blogger Charles Dixon, socio del fondo d’investimento della Silicon Valley Andreessen-Horowitz, ha difeso il Bitcoin in suo articolo, nel quale ipotizza che per superare i danni della finanza contro il settore tecnologico quest’ultimo ha il diritto di creare servizi che ignorino quelli delle società finanziarie:

I margini di profitto delle startup digitali sono di solito sotto il 5%, il che significa che le commissioni di pagamento consumano la metà del margine. Questo denaro potrebbe essere reinvestito nel business, passato al consumatore o tassato dal governo. Di tutte queste scelte, consegnarlo alle banche per poter avere il diritto di spostare bit su Internet è la peggiore scelta possibile. (…) I primi esperimenti di micropagamenti su larga scala dicono che il Bitcoin può fornire un sistema alternativo a supporto della tecnologia.

Eppure non è tutto rose e fiori. TechCrunch ha affrontato in passato più volte l’argomento principe contro questa moneta: la sicurezza. E l’ha fatto sottolineando con intelligenza che le società hanno impiegato secoli per proteggere il proprio denaro nelle banche, mentre coi Bitcoin sta accadendo tutto molto, troppo in fretta. E per quanto sia interessante l’aspetto open ed equity, Bitcoin viene così stroncato da Romain Dillet, che ha provato ad acquistare Bitcoin, metterli su un conto e convertirli in denaro dagli Usa alla Francia:

È stata un’esperienza traumatica, ancora più traumatica che usare i servizi dei cambi tradizionali. Ma ancora più importante, non vedo come potrei affidarmi a Bitcoin come protocollo di trasferimento di denaro con una volatilità così alta. Le tasse sono più basse, ma non importa se non si sa quanti soldi avrete sul vostro conto in banca alla fine! Finché Bitcoin rimarrà una valuta giovane e volatile i meccanismi di Bitcoin rimarranno belli sulla carta. Usarlo per le transazioni nel mondo reale sarebbe folle: penso che siamo ancora a un paio di anni di distanza dall’ottenere un Bitcoin stabile e attendibile.

Ci va molto più duro il NYT con l’editoriale di Paul Krugman, (un peso massimo del giornalismo americano), che senza tanti fronzoli afferma che «Bitcoin è il male»:

Se il Bitcoin è una bolla, è soltanto una bolla, ma quando leggo che sembra sia stato concepito come arma destinata a danneggiare le banche centrali e il denaro delle banche emittenti, con un programma politico libertario ideato per distruggere la capacità degli stati di raccogliere tasse e monitorare le transazioni finanziarie dei loro cittadini comincio a chiedermi se non stiamo confondendo le questioni.

I nemici politici

Bitcoin ha anche qualche avversario in giro per il mondo. La Banca centrale di Pechino ha vietato agli istituti di credito di garantire investimenti in Bitcoin o di investire in qualunque cosa abbia a che vedere con questa valuta, a causa dei rischi. Non ha però esteso questo divieto ai privati.

La notizia forse più sorprendente, è che il più grande wallet di Bitcoin del mondo è .. l’FBI. Grazie ai suoi sequestri conserva decine di milioni di dollari in valuta virtuale, una cifra così importante che sono preoccupati dallo scambiarli sul mercato. Un’uscita così massiva di moneta, infatti, avrebbe degli effetti deflattivi sulla quotazione, finendo paradossalmente per danneggiare l’intenzione della polizia federale americana di convertire in denaro questi sequestri, come prevede la legge americana, per il proprio autofinanziamento. Così dovranno trovare il modo di scambiarli poco alla volta, utilizzando diversi sistemi contemporaneamente.

Bitcoin fa scuola

Eppure, nonostante tutte queste perplessità e controversie, l’esempio di Bitcoin comincia a generare altre idee basate sulla medesima sequenza tecnologica: un protocollo P2P, basato su crittografia, che sia anche remunerativo per chi voglia costruire questo network e utilizzi una moneta virtuale per scambiarsi beni. Un esempio clamoroso è Bitcloud, il tentativo di spostare tutti i servizi diventati famosi sulla Rete (videosharing, cloud, social network) in un network decentralizzato.

In fondo, è tuttora valida una vecchia definizione di Bitcoin: «Bitcoin è come Internet, ma per soldi».

Bitcoin in Italia

  • Quanti euro vale un Bitcoin?
    Nel momento in cui pubblichiamo queste righe, un Bitcoin vale 621 euro, ma in realtà con questa moneta è impossibile pensare a una quotazione stabile. Per due ragioni: è molto nuova e instabile, e si basa sullo scambio di utenti, senza alcuna regolazione. Ogni volta che qualcuno intende comprare un Bitcoin scambiandolo con lavoro o un bene decide autonomamente il suo valore.
  • Dove è possibile acquistare Bitcoin in Italia?
    Se non si intende acquisire Bitcoin facendo mining, il modo più semplice è utilizzare del proprio denaro tradizionale nelle piattaforme di scambio. Già citati Bitstamp e altri, un metodo veloce e apprezzato in Italia è quello che sfrutta postePay. Un salto su BitBoat, inventato dallo studente Thomas Bertani, vale più di mille parole.
  • Bitcoin è una buona opportunità di investimento?
    A questa domanda è impossibile rispondere in poche righe. Probabilmente il Bitcoin è la peggiore forma di risparmio e la più innovativa forma di investimento. È uno strumento nuovo, nuovissimo e sperimentale. Affidargli i propri risparmi è decisamente sconsigliato.
  • I Bitcoin sono infiniti?
    No. L’ideatore del Bitcoin ha previsto che la sua circolazione sia limitata a priori. Il motivo è complesso, ma può essere così riassunto: essendo molto inflattiva, se gli utenti non conoscessero già la sua circolazione massima (prevista in 21 milioni di esemplari), potrebbe essere usata per scopi speculativi da un ente centrale. Il sistema prevede che ogni 4 anni si dimezzi la creazione di nuovi Bitcoin. Nel 2013 erano già la metà della quantità massima e nel 2017 si toccheranno i 3/4 di questi 21 milioni. Ovviamente questo determinerà una deflazione della moneta: il suo valore reale aumenterà in modo spropositato, mentre quello di scambio si avvicinerà tendenzialmente allo zero, dato che sarà sempre più difficile possederla. La scarsità sarà però compensata con la sua divisibilità fino all’ottava cifra decimale.

In Italia sta nascendo la Bitcoin Italian Foundation, associazione che intende promuovere l’uso consapevole delle crittovalute. Una notizia che mostra come questa realtà dell’economia della Rete sia ormai seria e complessa e meriti di essere approfondita.

Bitcoin: dalla cassaforte alla password

I Bitcoin, così come ogni altra moneta, vanno protetti gelosamente poiché rappresentano un bene al quale è affidato un valore nominale. La differenza principale rispetto alle monete reali è nell’assenza di un valore intrinseco (elemento contro il quale si è scagliato per primo Alan Greenspan, ex-presidente della Banca Centrale USA), ossia in un costo reale di produzione della moneta stessa. La qual cosa ha implicazioni teoriche sul sistema e sulle sue possibili evoluzioni, ma in realtà sono valutazioni più filosofiche che economiche.

Il valore nominale, in ogni caso, c’è, in forte crescita. Tale valore è determinato dall’incontro tra domanda e offerta, stabilito momento per momento dagli stessi utilizzatori. Una volta acquisito un valore, occorre pertanto tutelarlo affinché nessun altro possa appropriarsene per spenderlo in modo arbitrario. Siccome in questo caso si tratta di moneta virtuale, la tutela va affidata a sistemi di sicurezza che sono essenzialmente diversi da caveau, casseforti e nascondigli: tutto si sposta nel virtuale, tra password e crittografia.

Queste, pertanto, alcune delle precauzioni che Bitcoin.org suggerisce per una protezione basilare dei propri Bitcoin:

  • Fai il backup di tutto il tuo portafoglio
    «Il tuo portafoglio contiene molte chiavi private per ricevere lo scambio delle tue transazioni in modo tale da proteggere la tua privacy. Se hai solo un backup delle tue chiavi private per i tuoi indirizzi Bitcoin visibili, si potrebbe non essere in grado di recuperare gran parte dei tuoi fondi con il tuo backup»;
  • Cripta i backup online
    «Qualunque backup conservato online corre il rischio di essere rubato. Poiché qualunque computer può essere vulnerabile a software maligno se connesso ad Internet, risulta allora buona pratica criptare qualunque backup che sia esposto alla Rete»;
  • Utilizza diversi luoghi sicuri
    «Conservare un backup in un unico posto non è il massimo. Se disponi di più copie di backup, conservate in diversi luoghi, allora le probabilità che un qualunque sfortunato evento ti impedisca di recuperare il tuo portafoglio sono davvero basse. Potresti conservare i tuoi backup su chiavette USB, su CD o in documenti»;
  • Esegui dei backup periodicamente
    «I backup del tuo portafoglio dovrebbero essere eseguiti con una certa regolarità, così da essere sicuri che contengano le variazioni più recenti ai tuoi indirizzi Bitcoin nonché gli indirizzi che hai creato da poco. Comunque, tutte le applicazioni utilizzeranno a breve dei portafogli per i quali sarà richiesto di fare un backup una sola volta»;
  • Non dimenticare mai la tua password
    «Assicurati di non dimenticare mai la tua password perché altrimenti i tuoi risparmi andranno irrimediabilmente perduti. Diversamente dalla tua banca, con Bitcoin non ci sono modi per recuperare una password. Infatti, dovresti essere in grado di ricordare la tua password anche dopo molti anni di inutilizzo. Nel dubbio, potresti voler conservare una copia cartacea della tua password in un posto sicuro come una cassaforte»;
  • Utilizza una password complessa
    «Ogni password costituita da sole lettere o parole riconoscibili può essere considerata molto debole e facile da scoprire. Una password sicura deve contenere lettere, numeri, punteggiature e deve essere lunga almeno 16 caratteri. Tutto questo però non dovrebbe impedirti di ricordarla»;
  • Un portafoglio offline per conservare i risparmi
    «Un portafoglio offline, noto anche come cold storage, fornisce il più alto livello di sicurezza per i risparmi. Questo sistema implica il salvataggio di un portafoglio in un posto sicuro non connesso alla rete. Quando realizzato propriamente, può offrire un’ottima protezione contro alcune vulnerabilità del computer. Anche usare un portafoglio offline insieme con i backup e la crittografia è una buona pratica».

Infine, un consiglio impossibile da ignorare: se i Bitcoin sono un valore, allora vanno considerati alla stregua di qualsiasi altro investimento o somma di denaro in possesso. In caso di decesso, chi potrà aver accesso ad una moneta la cui intera natura è nascosta dietro una password?

I bitcoin potrebbero andar perduti per sempre se non si ha un piano di riserva. Perciò, in caso nessuno conosca il posto dove qualcuno ha conservato il portafoglio o la password non c’è nessuna speranza che questo patrimonio verrà mai recuperato.

Soluzione? Basterà aggiungere l’indicazione dell’apposita password all’interno del proprio testamento, per racchiudere in una busta i propri risparmi virtuali ad uso e consumo della propria discendenza.


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The Interview(2014)

The Interview

The Interview

Cos’è. The interview è il film di Seth Rogen e Evan Goldberg al centro della cronaca negli ultimi giorni. A giugno il governo nordcoreano ha minacciato ripercussioni gravi nel caso in cui il film fosse stato distribuito. Successivamente la Sony ha subìto attacchi e furti di dati per via informatica che la Cia ha assicurato essere riconducibili a Pyongyang, e qualche settimana fa sono arrivate le minacce di attentati terroristici ai cinema che avessero proiettato il film. La giapponese Sony che produce, e la sua controllata Columbia che distribuisce, hanno deciso di ritirare il film. A questo punto è intervenuta la Casa Bianca, che si è detta scontenta della decisione. Siamo arrivati al ribaltamento di Natale, per cui il film è distribuito su tutte le piattaforme possibili, e vive in questi giorni un nuovo posizionamento patriottico che gli assicurerà molto probabilmente un certo successo.

The interview è una commedia a sfondo politico che racconta di un presentatore televisivo e del suo produttore, James Franco e Seth Rogen, che decidono di far fare un salto di qualità giornalistica al loro programma di intrattenimento e gossip sul mondo dello spettacolo. Scoprono che Kim Jong-un è un fan del loro show, e riescono a organizzare trasferta e intervista. La Cia, rappresentata dalla sempre più bella Lizzy Kaplan, chiede loro di approfittare dell’occasione per avvelenarlo. I due vanno in Corea del Nord, realizzano l’intervista, debellano il dittatore.

Com’è. Il film è una commedia bromantica (commendia romantica che ha per protagonisti degli amici tardoadolescenti senza sbocchi sentimentali) con il tono e l’andamento dell’altro film diretto da Rogen, l’apocalittico deficiente e a tratti decisamente buffo This is the end. Rogen e Franco parlano per tutto il tempo come amici in gita senza genitori e senza femmine, e il film è costantemente sopra le righe, tra la parodia della retorica militare hollywoodiana, quella della rappresentazione giornalistica dei paesi nemici, e una più generica iperbole continua dei momenti tipici del racconto cinematografico pop. Tutto quello che succede è concepito come una gag più o meno sottile del momento tipico: l’intervista televisiva della star, l’arrivo della Cia, l’addestramento militare, il viaggio, l’incontro con gli asiatici eccetera. Ma la trama non presenta veri snodi profondamente divertenti: è più un’ambientazione per delle gag dove Rogen è un intelligente ambizioso goffo, e Franco è un imbecille sincero e inconsapevole. I due, in sintesi, sono dei teneroni sboccati e simpatici. Molti degli spunti comici sono legati alla scorrettezza politica delle frasi dette da Franco davanti al suo amico e agli sconosciuti.

Perché vederlo. Ne parlano tutti, ed è interessante capire di cosa si stiano occupando da mesi i manager della Sony e della Columbia, i militari nordcoreani, l’ambasciatore di Pyongyang alle Nazioni Unite Ja Song-nam, il leader Kim Jong-un, gli hacker al soldo della dittatura, i giornalisti del cinema, della tv, della politica internazionale, la Casa Bianca, la Cia e Barack Obama. Poi c’è Lizzy Caplan di cui è bello innamorarsi ogni volta che si può. Il film non è comunque molesto.

Perché non vederlo. Esiste un film che racconta con gli stessi intenti una storia simile. Si chiama Team America: World Police, ed è una parodia post-11 settembre dello spirito che si respirava dieci anni fa negli Stati Uniti. Scritto da Trey Parker e Matt Stone, gli autori di South Park, ha per protagoniste delle marionette animate nello stile di Thunderbirds, la serie britannica anni sessanta dei grandissimi coniugi Anderson. Lo spirito di quel film era sinceramente dirompente in tutto, soprattutto nel suo sfottere le anime belle di Hollywood, il governo americano, l’opinione pubblica, i mezzi d’informazione: non si salvava nessuno, men che meno Kim Jong-il (il padre di Kim Jong-un). The interview è un film che racconta questa storia, ma senza lo spirito sinceramente punk e iconoclasta del modello (che tale è, senza dubbio), e con battute decisamente peggiori. Inoltre James Franco è troppo belloccio e impeccabile per fare veramente ridere, anche se forse questa è una notazione personale.

Uno dei fulcri comici del film, su cui ruotano molte battute, è il culo, compresi peti e feci, ma con una particolare predilezione per la parte in sé, il butthole, che indicheremo con l’acronimo bdc. Nella prima scena del film, Eminem intervistato da Franco dichiara di essere gay, e subito gli vengono riletti dei suoi testi che parlano di bdc. Successivamente si gioca con il motto “They hate us because they ain’t us”, ci odiano perché non sono noi, trasformandolo in “They hate us because they anus”, ci odiano perché bdc. All’addetta stampa nordcoreana viene subito chiesto se è vero che il sovrano non ha il bdc come dice l’agiografia popolare, e lei conferma. La cosa viene poi chiesta direttamente a Kim Jong-un, e lui ridendo dice che sì, certo che ha un bdc, “e ha un sacco di lavoro”. Rogen si infila una grossa capsula mandata via missile dalla Cia nel bdc per non essere scoperto, e se ne parla per cinque minuti. Il tecnico della messa in onda con cui combatte Rogen finisce con un joystick di controllo di una telecamera nel bdc, e con lo stesso cambia le inquadrature. Infine Kim Jong-un spara dichiaratamente nel bdc a un militare.

Questi film di ragazzoni un po’ idioti che fanno pazzie e vivono come eterni adolescenti sono fatti di scemenza, ed è giusto che ballino sul crinale del cattivo gusto, scollinando volentieri quando è necessario. Ma qui si ride poco in assoluto, e molto poco per un film con una trama del genere. Si ride, va detto, decisamente pochissimo per tutto il furore che si è scatenato, e indubbiamente per le figure coinvolte, ma a volte la società degli uomini fa cose assurde, ed è un po’ il suo bello.

Una battuta. Ladies and gentlemen, Kim Jong un has just pooed in his pants!
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Ultima modifica : 26/12/2014

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